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Gli autori del Parco di Pinocchio

Emilio Greco (Catania 1913 - Roma 1994).
Autore: Pinocchio e la Fata
Nasce nel 1913 a Catania. Nel 1933 inizia ad esporre. Le radici della sua ricerca stanno nei recuperi figurativi degli anni venti e trenta, ispirati a ideali di solidità e chiarezza mediterranea, pierfrancescana, arcaizzante o classica (con Martini) e neo-etrusca (con Marino e Campigli). Aspetto fondamentale del suo lavoro è il dialogo con la tradizione e con la classicità. Scultore e disegnatore, è titolare della cattedra di scultura all'Accademia di Belle Arti di Roma, città in cui si trasferisce, dopo la guerra, nel 1946. Ha insegnato a Monaco di Baviera e alla Scuola Belvedere di Oskar Kokoschka a Salisburgo. Fa parte, con Guttuso, Manzù, Fazzini, Marini, Sassu e Mazzacurati, del gruppo neorealista. Maurizio Calvesi scrive che l'arte di Emilio Greco è, almeno apparentemente, di facile accesso, e non soltanto per le sue iconografie che parlano della bellezza ideale e nella natura, ma anche per i valori formali che agevolmente raggiungono la sensibilità dell'osservatore, per la finezza del modellato, le vibrazioni della luce, la fermezza dei volumi e, nella grafica, la sottigliezza del segno che si sposa alla delicata intensità dei chiaroscuri. Ha ricevuto Il Gran Premio della Scultura alla Biennale di Venezia (1956); La Medaglia d'Oro del Presidente della Repubblica per i Benemeriti della Scuola, della Cultura e dell'Arte (1961) e Il Premio dell'Accademia dei Lincei per l'incisione (1993); è stato Accademico Nazionale di San Luca e Membro dell'Accademia Reale Belga. Tra le sue maggiori opere, le porte bronzee del Duomo di Orvieto e il ritratto scultoreo di Papa Giovanni XXIII. Il Museo all'aria aperta di Hakone gli ha dedicato una zona permanente di 1.800 mq chiamata Greco Garden. Il Museo dell'Ermitage di Leningrado gli ha dedicato una sala permanente di sculture e grafiche. Nel Museo Puskin di Mosca figura in permanenza un gruppo di sue opere A Collodi ha realizzato il monumento a Pinocchio. Sue opere figurano nei principali musei del mondo: Parigi, Musée d'Art Moderne; Londra, The Tate Gallery; Anversa, Musée Municipal de Sculpture en Plein Air; Monaco di Baviera, Neue Pinakothek; Bruxelles, Musées Royaux des Beaux Arts; Venezia, Galleria Internazionale d'Arte Moderna; Musei Vaticani, Galleria d'Arte Religiosa Moderna; Otterlo, Rijksmuseum Museum Kröller-Müller, Le Parc de Sculpture; Capetown, South Africa National Gallery; Kyoto, National Museum of Modern Art; Melbourne, National Gallery of Victoria; Brisbane, Queesland Art Gallery; Johannesburg, Johannesburg Art Gallery; Tokyo, Bridgestone Gallery; Kobe, Modern Fine Arts Museum; Budapest, Szépmuvészeti Muzeum; Bratislava, Slovenska Narodna Galeria; Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna; Firenze, Galleria degli Uffizi.

Venturino Venturi (1918 - 2002).
Autore: La Piazzetta dei Mosaici.
Venturino Venturi nasce a Loro Ciuffenna il 6 aprile 1918. Emigrato, insieme alla famiglia, dopo gli studi compiuti in Lussemburgo frequenta i corsi di scultura dell’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Diviene amico di Ottone Rosai, Mario Luzi, Eugenio Montale e degli intellettuali che frequentano il Caffè delle Giubbe Rosse; nel 1945 tiene a Firenze la sua prima mostra personale. Nel 1947 si trasferisce a Milano, dove si trattiene sino al 1949. Qui conosce gli artisti vicini a Lucio Fontana, che lo invita a sottoscrivere il Manifesto dello Spazialismo, e vince il premio Gariboldi per la scultura. Spesso in viaggio tra la sua Toscana e il Lussemburgo, Venturino partecipa a numerosi concorsi di scultura riuscendone vincitore e sostiene una intensa attività espositiva. Nel 1953 vince il premio per il Monumento a Pinocchio ed esegue i mosaici per la Piazzetta di Collodi, opera centrale del suo percorso artistico, che lo consacra uno dei più importanti artisti del secondo dopoguerra.
Venturino, disegnatore e scultore di grande talento, grande conoscitore della materia che affronta con sapienza di artigiano povero, di volta in volta inventandosi strumenti e tecniche, prosegue instancabile la propria attività. Sono intensi gli anni del soggiorno a Loro Ciuffenna, dove, nel 1970, costruisce la sua casa atelier. In questo periodo esegue opere di alto valore civile e di destinazione pubblica, quali il Monumento ai Martiri del Nazismo di Firenze, il gruppo marmoreo di Loro Ciuffenna, il Murale per le Vittime della strage di Castelnuovo dei Sabbioni, ed altri ancora.
Venturino deve la propria fama alle predilette maternità, alle raffigurazioni di Pinocchio e ai ritratti che, numerosi, costellano la sua vasta produzione: da quelli giovanili dedicati alla madre, alle sorelle e al padre, a quelli eseguiti in età matura; una galleria dei volti più celebri del panorama intellettuale e artistico del secondo Novecento. Le opere di Venturino sono oggi nei grandi musei del mondo, nella raccolta monografica dedicatagli dal suo paese natale e nella sua casa museo di Loro Ciuffenna.

Pietro Porcinai (1910-1986).
Autore: Progetto della sistemazione a verde e architettura del paesaggio PAESE DEI BALOCCHI
Nato a Firenze il 20 dicembre 1910, dopo aver conseguito il diploma di perito agrario lavora in Belgio e in Germania (1928-29).
Tornato a Firenze, dopo un'esperienza di lavoro presso l'Istituto di Agraria di Firenze (1932), lavora con il vivaista pistoiese Martino Bianchi.

Ritornato all'estero, conosce i più importanti architetti europei del giardino (Fritz Enchk, Karl Foester, Gustav Luttge, Russel Page, Geoffrey Jellicoe, René Pechere, Gerda Gollwitzer) ne apprezza le opere ed ha la possibilità di confrontarsi con il loro metodo di lavoro, le loro tecniche colturali, le loro soluzioni formali.

Nel 1937 inizia la sua collaborazione , seppure saltuaria, per la rivista di architettura “Domus” diretta da Gio Ponti. Nel 1938, a soli 28 anni, e già noto professionista, fonda a Firenze con Nello Baroni e Maurizio Tempestini uno studio che diventa presto un vivace punto di riferimento della vita culturale fiorentina, entrando in contatto con le famiglie importanti dell'imprenditoria che diventeranno suoi committenti fino al concludersi della sua attività. Nel 1947, insieme a Tempestini e Baroni, fonda le OP “Organizzazioni professionisti per la sintesi nel lavoro” nuovo studio associato, collegato con altri professionisti in varie zone d'Italia.
Nel 1948, al Jesus College di Cambridge, è fra i soci fondatori dell'IFLA (International Federation Landscape Architecure).
Dopo il 1948, consolidata la clientela privata, insieme ad incarichi pubblici di rilievo, ha opportunità di fare grandi esperienze internazionali: il progetto per l'Hansavirtel Park di Berlino (1956); la consulenza per Abu Simbel (1963); il progetto per la sistemazione esterna del Centro Pompidou (1973); il progetto dei parchi delle città dell'Arabia Saudita (1975 – 76); il concorso per Abidjan (1979) ed il concorso per il Parco de La Villette (1982). In queste esperienze Porcinai si dimostra nel pieno della sua maturità e libero di affermare le soluzioni in cui crede. Collabora con Ludovico Belgioioso ed Ernesto Nathan Rogers, Vittoriano Vigano, Marco Zanuso e Pietro Consagra, Riccardo Morandi, Oscar Niemeyer, Renzo Piano e Richard Rogers, Carlo Scarpa, Franco Albini e Franca Helg, ideando parchi e giardini che hanno acquistato il valore di un modello nel nostro tempo.

Ha ottenuto vari riconoscimenti ufficiali come il premio In-Arch 1960 e l'Award of Merit della School of Environmental Design dell'Università della Georgia e l'8 giugno 1979 l' anello di Friedrich Ludwig von Schkell conferitogli dall'Accademia Bavarese delle Belle Arti primo italiano e primo non tedesco ad aver ricevuto tale premio.
Per la sua vasta competenza professionale, è entrato di diritto nel gotha degli architetti europei del giardino:nel 1985, unico italiano vivente, poteva vantare un'ampia scheda biografica nel volume The Oxford Companion to Gardens di Sir Geoffrey e Susan Jellicoe.

Oltre ai suoi articoli pubblicati per la rubrica sul verde ed il giardino nella rivista “Domus” a partire dagli anni '30, i suoi scritti sono stati pubblicati su varie riviste italiane e straniere : Flora (Milano), Il giardino fiorito (Siena); Il geometra (Firenze) La rivista della ortofloricoltura italiana (Firenze) Garten un Landschaft (Munchen); i suoi interventi più importanti come difensore del verde, del paesaggio e del giardino sono i seguenti: Paesaggio stradale (1937), Giardini privati (1937), Giardino e Paesaggio (1942- Accademia dei Georgofili); Ancora sul verde nell'urbanistica (1952 – Atti del Congresso nazionale di urbanistica; Il colore nei giardini e nel paesaggio (Atti del congresso dell'Istituto nazionale del colore 1957) Giardini privati oggi (Conferenza presso l'Istituto agrario di Firenze 1964); Urbanità e Urbanistica ( 1965 in l'Architecture d'Aujourd'hui); Aree verdi e giardini oggi in Italia (1976 - Mondo Verde – Euroflora Genova).

Marco Zanuso (1916 - 2001).
Autore: Costruzioni in muratura e cemento armato de IL PAESE DEI BALOCCHI
Nato a Milano nel 1916, si laurea in architettura nel 1939.

Architetto, urbanista e designer ed animatore fin dal dopoguerra del dibattito culturale nel Movimento Moderno, è membro dei CIAM (Congrès Internationaux d'Architecture Moderne) e dell'INU (Istituto Nazionale di Urbanistica), dal 1947 al 1949.

Condirettore di Domus con Ernesto N. Rogers nel 1946-47 e redattore di Casabella negli anni cinquanta, ottiene più volte il riconoscimento della medaglia d’oro (VIII, IX, X, XI, XIII Triennale) e consegue il gran premio della Triennale nelle edizioni IX, X, XIII

Partecipa alla fondazione dell'ADI 1954 e alla creazione del premio Compasso d'Oro nel 1956.

L’attività di architetto e designer gli fanno guadagnare il Compasso d’Oro negli anni 1956, 1962, 1964, 1967 e alla carriera nel 1985. Tra le architetture occorre ricordare i complessi per Olivetti in Sud America, stabilimento Necchi a Pavia e il Nuovo Piccolo Teatro di Milano; tra i progetti di design vanno menzionati quelli per Arflex, Brionvega, Borletti, Gavina, Bonacina, Kartell, Siemens. Svolge attività didattica presso il Politecnico di Milano.

Diversi suoi pezzi sono presenti nella collezione di Design del Museum of Modern Art di New York.

Marco Zanuso è morto a 85 anni, nel luglio del 2001, a seguito dell'aggravarsi della malattia che da tempo lo attanagliava.



Pietro Consagra (1920 – 2005).
Autore di: Ventuno sculture in bronzo e acciaio.
Nato a Mazara del Vallo Pietro Consagra, è stato uno dei più prestigiosi esponenti dell‘astrattismo italiano.
Compiuti gli studi all‘Accademia di Palermo, nel 1944 si trasferì a Roma, dove aderì all‘astrattismo partecipando al gruppo ‘Forma 1’ (1947), che rivendicava “la libertà di essere ad un tempo marxisti e formalisti“, cioè
astrattisti. Qui lavorò nello studio di Mazzacurati e in quello di Guttuso, dove conobbe Dorazio, Perilli, Guerrini, Turcato, Accardi e Sanfilippo. Fu proprio assieme a questi artisti che Consagra preparò nel marzo del 1947 il manifesto del gruppo astrattista ‘Forma‘, in cui veniva teorizzata la lezione dell‘astrattismo, appresa grazie ad un viaggio parigino organizzato dalla gioventù comunista. Così l‘artista sintetizzava la sua personale poetica: “Esprimere il ritmo drammatico della vita di oggi con elementi plastici che dovrebbero essere la sintesi formale delle azioni dell‘uomo a contatto con gli ingranaggi di questa società, dove è necessaria volontà, forza, ottimismo, semplicità, chiarezza“. La scultura del Consagra si propone come una scultura di idee intese, secondo suo dichiarato programma, ad “esprimere il ritmo drammatico della vita di oggi con elementi plastici che dovrebbero essere la sintesi formale delle azioni dell‘uomo a contatto con gli ingranaggi di questa società dove è necessaria volontà, forza, ottimismo, semplicità, chiarezza“..
Partito da una ricerca sui materiali, in seguito ha realizzato rilievi scultorei quasi bidimensionali (Piccolo colloquio romano, 1957, bronzo, Parigi, Mus. Nat. d‘Art Mod.), nei quali tende ad annullare lo spessore sino a giungere alle lamine sottili della grande Città frontale, una proposta urbanistica polemicamente utopica cui ha dedicato anche l‘omonimo pamphlet (1969) e che lo ha portato ad inserire nello spazio reale le costruzioni monumentali del Meeting a Gibellina e dell‘arco sull‘autostrada.
Nel 1978 fu tra i promotori di un importante documento sulla salvaguardia dei centri storici che prese il nome di Carta di Matera. Il Comune, per i suoi meriti, gli conferì la Cittadinanza onoraria.
Per la ricostruzione di Gibellina nel Belice realizza nel 1981 una grande Stella, alta 24 metri, in acciaio inox: la “Porta del Belice” .
Fra le sue ultime grandi opere, nel 1998, esegue una scultura in marmo, dedicata a Giano, alta più di cinque metri, situata a Largo Santa Susanna a Roma.
Insignito della medaglia d‘oro come Benemerito della Cultura e dell‘Arte dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi, oltre che scultore, Consagra fu scrittore e critico, collaboratore di molte pubblicazioni d‘arte, scrisse “La necessità della scultura” (1952) , “La città frontale” e “Vita mia” (1980) , opera autobiografica, e fu personalità di rilievo nel mondo culturale di un periodo storico di determinante importanza per l‘arte italiana, il decennio ‘40/‘50, che vede la nascita dell‘astrattismo.
Pietro Consagra è morto sabato 16 Luglio 2005 a Milano, città nella quale da dieci anni si era stabilito, all‘età di 85 anni.


Giovanni Michelucci (1891 - 1990).
Autore: Ideazione del Laboratorio delle Parole e delle Figure
Autore: Ideazione e progetto del Gambero Rosso
Giovanni Michelucci nasce a Pistoia il 2 gennaio 1891 da una famiglia proprietaria di una qualificata officina per la lavorazione artigianale e artistica del ferro, "Le officine Michelucci", e muore la notte del 31 dicembre del 1990, due giorni prima il compimento del centesimo compleanno, nella casa-studio di Fiesole, sede della Fondazione dal lui costituita.

Dopo il diploma all’Istituto Superiore di architettura dell’Accademia di Belle arti, nel 1911, Michelucci ottiene nel 1914 la licenza di professore di disegno architettonico. Insofferente dell’accademismo, di questa esperienza scolastica ricorderà volentieri soprattutto Fattori. Michelucci realizza la sua prima opera di architettura, una cappella sul fronte orientale a Casale Ladra, vicino a Caporetto, durante la grande guerra a cui era stato richiamato nel 1915 e da cui ritorna nel 1918.

Nel 1920 vince la cattedra di professore all’istituto d’arte di Roma ma mantiene vivi i legami pistoiesi sia con la progettazione di mobili per la bottega artigiana "La suppellettile" di Renzo Gori, sia con la progettazione, nel periodo 1920-1928, di diverse case a Pistoia, Montecatini, Pescia.

All’ambiente artistico pistoiese che frequenta stringendo forti amicizie e in cui svolge un ruolo importante di riferimento intellettuale anche come insegnante di una libera scuola d’arte, appartiene anche Eloisa Pacini, raffinata pittrice, trasferitasi a Roma con la famiglia, che sposa nel 1928 e con cui condividerà una forte sensibilità sociale. Il trasferimento romano è vissuto come un’occasione straordinaria di studio della architettura della città sacra e di realizzazione di nuove esperienze di lavoro. Frequenta l’ambiente culturale che partecipa al movimento di rinnovamento dell’architettura italiana consolidando amicizie come quella con Gaetano Minnucci e progetta alcune opere apprezzate dalla critica come il villino Valiani e soprattutto nel 1931 la casa Valiani e la villa del Maestro Alfredo Casella, che rispetto alla Casa del Balilla, che nel 1929 realizza in Piazza S. Francesco a Pistoia, esprimono maggiormente l’intensità del dialogo con il linguaggio della modernità. Nel periodo 1928-36 è incaricato di architettura degli interni, arredamento e decorazione presso l'istituto superiore di architettura di Firenze, diretto da Brizzi .Nel 1931 progetta stabilimenti balneari a Viareggio, ottiene il primo premio nel concorso per un giardino privato moderno all'italiana, bandito in occasione della Mostra del Giardino Italiano allestita a Firenze, progetta mobili e interni di qualità, come riconosce Roberto Papini.

Del 1932 sono i Padiglioni per la Fiera Nazionale dell'Artigianato a Firenze, in collaborazione con Berardi, Bosio e Guarnieri e il progetto di casa d'appartamenti al mare per l'Esposizione di Architettura Razionale in Palazzo Ferroni.

La sua capacità di centrare il rapporto con le esigenze del contemporaneo emerge nel 1933 quando, coordinatore del gruppo toscano composto da Baroni, Berardi, Gamberini, Guarnieri e Lusanna, vince il primo premio nel concorso per la Stazione di S. Maria Novella a Firenze con un’opera che, considerata non architettura, conquista invece un riconosciuto valore internazionale non solo per le qualità funzionali ma anche per la qualità di inserimento nel contesto storico e urbano. Insofferente rispetto alle vecchie e nuove accademie e lontano dal sentirsi appartenente ad una corrente di architettura o fideisticamente legato ad uno stile, nel 1935 realizza, di fianco alla stazione, la Palazzina Reale in cui riafferma il valore dell’attenzione alla storia dell’architettura ed il desiderio di sfuggire all’eccitazione retorica con cui il razionalismo pensava di rappresentare un’epoca. Su invito di Marcello Piacentini collabora al progetto per la Città Universitaria di Roma e nel 1935 sono ultimati l'Istituto di Fisiologia Generale, Psicologia e Antropologia e quello di Mineralogia, Geologia e Paleontologia. Del 1935 è anche il progetto per il mercato coperto in piazza de' Giudici a Firenze.

Il pensiero urbanistico di Michelucci è meno noto anche perché più aspre sono state le polemiche che hanno caratterizzato le sue critiche ad una concezione demiurgica dell’urbanistica le sue proposte via via più radicali. In questo campo il primo impegno risale al 1936 quando ottiene il primo premio nel concorso per il Piano Regolatore di Pistoia. Nello stesso anno realizza il Palazzo del Governo ad Arezzo, opera particolarmente apprezzata da quel settore della critica di architettura più favorevole alla sua attività maggiormente connotata come espressione di magistero architettonico e meno disponibile ad apprezzare la sperimentazione di nuovi linguaggi. Per quanto concerne l’insegnamento universitario, nel 1936 vince il concorso per la cattedra di Architettura degli interni e Arredamento alla Facoltà di Architettura di Firenze e diviene nel 1939 professore straordinario alla stessa cattedra.

Negli anni successivi partecipa ad altri concorsi, progetta il Teatro all'aperto per l'E. 42 di Roma, realizza l’ampliamento della Villa Contini-Bonacossi (1939) a Forte dei Marmi, ristruttura sapientemente e arreda con Edoardo Detti e Giuseppe Gori, che erano stati suoi allievi, la Biblioteca del Centro Didattico Nazionale a Firenze. Tra 1947 e il 1953 realizza con pochi mezzi la chiesa di Collina a Pontelungo (Pistoia) che rappresenta un primo ripensamento dello spazio sacro come casa comunitaria. Progetta alcune opere minori nell’ambito di quell’architettura anonima ma di qualità in cui merita di essere annoverato il palazzo di abitazioni al Lido d'Albaro (Genova) e realizza alcune Agenzie della Cassa di Risparmio (Viareggio e Volterra) compreso l’arredamento di una agenzia della Cassa di Risparmio a Firenze, con le quali sviluppa il tema del rapporto tra la banca e la città che darà i suoi frutti migliori successivamente.

Nel 1949-50 realizza infatti la Borsa Merci di Pistoia che diviene esemplare della sua filosofia del "progetto continuo", dove le esigenze nuove della vita che cambia vincono sulle forme dell’architettura. In seguito alle esigenze di spazio poste dalle nuove funzioni dell’istituto bancario provvederà infatti 15 anni dopo al suo rifacimento come sede della Cassa di Risparmio (1965). Gli anni ’50 sono densi di attività, nei primi anni redige i progetti per il villaggio balneare di Sori (Genova), per la villa Baldassarre a Francavilla al Mare (Chieti), per un grattacielo nel parco della Marsaglia a San Remo, per il palazzo della Federterra a Ferrara. Realizza la casa d'abitazione in via Montebello a Firenze e l’allestimento del Caffé Donnini in piazza della Repubblica a Firenze in cui chiama a collaborare il pittore astrattista Nativi, dopo aver pubblicamente difeso la mostra dei pittori astrattisti dagli attacchi della critica d’arte locale.

Tra il 1953 e il 1957 realizza una serie di opere di riconosciuto valore. Riceve il primo premio nel concorso per il nuovo ponte alle Grazie a Firenze, in collaborazione con D. Santi e E. Detti e partecipa al concorso per il nuovo ponte Vespucci a Firenze, in collaborazione con L. Cestelli-Guidi. Realizza la sede della Cassa di Risparmio in via Bufalini a Firenze. Nello stesso periodo approfondisce la sua ricerca nel campo dell’architettura sacra progettando la Chiesa della Vergine a Pistoia e le chiese a Sasso Pisano (Pisa) e Larderello (Pisa). Con il progetto del 1957 per il grattacielo in piazza Roma a Livorno, realizzato nel triennio 1964-66 e la casa a Torre San Lorenzo vicino a Roma, in collaborazione con L. Lugli, Michelucci sviluppa due temi a lui cari, quelli della casa-torre e della casa-capanna. La sistemazione di alcune sale nella Galleria degli Uffizi a Firenze è occasione per una collaborazione con Carlo Scarpa. Tra il 1957 e il 1958 Michelucci lavora alla sistemazione dei giardini della Cittadella e al progetto per un Centro Galileiano a Pisa e a un edificio per appartamenti e negozi a Livorno. Nel 1958 riceve il premio Feltrinelli per l'Architettura dall'Accademia dei Lincei, successivamente il premio internazionale S. Luca per l'Architettura. Diviene membro corrispondente del Royal Institute of British Architects e della Pontificia Commissione per l'arte sacra, riceve numerosi premi nazionali e internazionali e riconoscimenti da parte di accademie e università italiane e straniere.

Nel 1959 progetta gli istituti universitari di matematica e geologia a Bologna e l’edificio per la Facoltà di Lettere e Filosofia a Bologna. Alla chiusura del decennio ritorna sul tema dello spazio sacro realizzando a Pistoia la chiesa del cimitero della Vergine e la chiesa del villaggio Belvedere in cui anticipa il concetto di chiesa tenda che sviluppa poco più tardi chiesa di S. Giovanni Battista (Chiesa dell'Autostrada) a Campi Bisenzio (Firenze), che realizza tra il ’60 e il ’64. Nello stesso periodo realizza gli edifici INA casa per abitazione e negozi sul lungarno del Tempio a Firenze e a Parma, la casa d'abitazione e uffici in piazza Brunelleschi 20, a Firenze, la villa Piccirilli a Marina di Pietrasanta., la villa Giunti a Viareggio.

Tra il 1961-63 costruisce l’osteria del Gambero Rosso a Collodi nell’ambito del realizzando parco di Pinocchio, occasione felice di collaborazione tra architetti e artisti, ed il sacrario ai caduti di Kindu all'aeroporto di Pisa, che seppure realizzato con un forte ridimensionamento del progetto iniziale, rappresenta un’architettura di significativo interesse.

Nella prima metà degli anni ’60 Michelucci porta avanti alcuni impegni urbanistici (piano particolareggiato per la zona Levante di Viareggio, progetto per il Piano Regolatore di Ricciano (Pescia), progetta la casa Quadrio a Milano, una sala concerti a Montecatini Terme, una sala concerti e un liceo artistico a Ravenna, dove progetta anche la sistemazione della tomba di Dante a Ravenna e successivamente la casa Rossetti. Nel1966 è dichiarato Professore emerito.

Realizza tra il 1971 e il 74 la casa Iozzelli vicino a Pistoia e lavora intensamente al progetto per il Centro sperimentale del marmo, a Foce di Pianza sulle Alpi Apuane 1972-75. (Carrara), in collaborazione con B. Sacchi. Trasforma l’idea originaria di un monumento a Michelangelo in un progetto di realizzazione di laboratori per giovani scultori con significativi aspetti di recupero ambientale riguardanti le cave ma il progetto di sorprendente attualità non conosce realizzazione. Molte delle opere successive sono realizzate con la collaborazione di Bruno Sacchi, tra queste la sede del Monte dei Paschi di Siena a Colle Val d'Elsa (1973-78), un’opera fortemente innovativa. Il progetto per la ristrutturazione della Limonaia di Villa Strozzi a Firenze, il progetto per la sede della Contrada del Palio "Valdimontone" a Siena, il progetto per la ristrutturazione dell'ex-oratorio di S. Leonardo a Siena come museo della contrada, il progetto di chiesa e centro parrocchiale a Livorno, iniziati in quegli anni avranno diverse fasi di lavoro e saranno terminati, per problemi di finanziamento delle opere, solo diversi anni dopo la morte di Michelucci. Del 1973-74 è il progetto per il centro di telecomunicazioni a Pisa, in collaborazione con M. Innocenti, il progetto per la villa Bii vicino Pescia (Pistoia), in collaborazione con B. Sacchi; il progetto per la sede della Cassa di Risparmio in via Montalbano a Pistoia( 1974-76) in collaborazione con B. Sacchi. Instancabilmente continua a lavorare e progetta nel 1975 sempre con la collaborazione con B. Sacchi il centro parrocchiale del villaggio-giardino di Arzignano (1966-1981) e la bellissima chiesa di S.Giovanni Battista, città a cui rimane profondamente legato, la casa Bernhard Iacini a Montemarcello (La Spezia), il centro termale a S. Carlo (Massa) 1978-82., la chiesa-arca del quartiere di S. Miniato a Siena (1982) e la chiesa di Guri in Venezuela (1982),il centro sportivo e commerciale a Prato, queste ultime opere non realizzate.

Nello stesso anno progetta con la collaborazione di Mauro Innocenti la nuova sede postale a Empoli che sarà realizzata successivamente e tra il 1983 e il 1986 la nuova chiesa della Madonna dei Prati a Costo (Vicenza), la chiesa di Guri in Venezuela, il Centro civico a Fiesole sull'area Garibaldi.

Entusiasta e infaticabile promotore di iniziative e attività culturali anche nei suoi ultimi anni, partecipa con grande passione ai temi fondamentali del dibattito sulla città con posizioni anticonformiste e sempre innovatrici. Progetta il Parco fluviale dei Renai a Signa, il Palazzo della Telecom a Novoli, il recupero dell’area di Doccia a Sesto, il complesso teatrale ad Olbia i cui fantastici disegni esprimono ancora una energia straordinaria e di cui è oggi ultimata la prima fase di costruzione.



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