Pinocchio e la sua terra


Pescia è citata nei documenti sin dall'ultimo trentennio dell'XI secolo, quando per la prima volte vennero nominati nelle carte notarili la pieve e il mercatale, ovvero i due nuclei che hanno generato e che ancora oggi caratterizzano la singolare configurazione urbana della città. Maggiore centro della Valdinievole, sin dall'età carolingia Pescia consolidò il suo ruolo politico alla fine del XII secolo quando, affrancatasi del potere imperiale, divenne libero comune assieme alla vicina Lucca. La città per tutto il XII secolo e gran parte del XIII fu assai prospera, malgrado una certa dipendenza da Lucca. Il 1281 fu un anno funesto per Pescia che, ribellatasi all'autorità di Lucca allora sede del vicario imperiale, fu saccheggiata e messa a ferro e fuoco.
Le complesse vicende storiche relative alle lotte tra Guelfi e Ghibellini, interessando gran parte della regione pesciatina, coinvolsero in particolare quei borghi fortificati arroccati sulle alture circostanti che in virtù della loro posizione dominante divennero teatro delle continue contese che opponevano le città di Firenze, Lucca e Pisa.
Pescia, lentamente ricostruita dopo le gravissime distruzioni del 1281, rimase nell'orbita di Lucca e solamente dopo il 1328, alla morte di Castruccio Castracani, visse una breve parentesi di totale autonomia, allorchè, insieme con Buggiano, Montecatini, Monsummano, Uzzano, Vellano, Sorico, Pietrabuona e Collodi, formò la lega dei Comuni della Valdinievole.
Dal 1339 la città entrò definitivamente nell'orbita fiorentina. Con l'affermarsi della famiglia de' Medici divenne particolarmente solido il legame tra Pescia e Firenze, e la città vide crescere il proprio prestigio, spesso ben documentato dai bei palazzi e dalle prestigiose fondazioni religiose che da allora caratterizzano il suo tessuto urbano. Cosimo III nel 1699 elevò Pescia al rango di Città Nobile, quindi, nel 1726, la città divenne sede vescovile.
Terminato l'assillo continuo di guerre e saccheggi, l'economia della città conobbe un vigoroso sviluppo; verso la metà del Cinquecento crebbero l'industria della carta e quella della seta, che si fondarono su di una già avviata e ben apprezzata attività molitoria. Tale trasformazione economica fece sì che anche l'aspetto urbano si trasformasse ad opera di molte famiglie di imprenditori che, da altre città, trasferirono a Pescia la loro esperienza e vollero costruire dimore adeguate alla ricchezza conseguita.
Oggi Pescia, con un passato industriale lontano ma ancora prestigioso, fonda sul floro-vivaismo la sua prospera economia. La floricultura altamente specializzata trova nella Biennale del Fiore un importante appuntamento promozionale.